La coltivazione e la filatura

La semina avviene tra marzo e aprile. Segue la fioritura che si protrae fino a luglio. Per avere una buona maturazione è necessaria l’alternanza di sole e pioggia. La maturazione è caratterizzata dall’ingiallimento delle piante, dalla caduta delle foglie e dall’imbrunimento della capsula dei semi. Il lino viene strappato estirpandolo alla radice e la successiva macerazione si compie lasciando le piante strappate sul terreno per tre settimane. Sotto l’azione combinata di piogge, brinate, vento e sole si sviluppa sulle piante un processo di fermentazione promosso da funghi e batteri, in grado di attaccare i cementi naturali, i quali intrappolano la fibra nelle parti legnose della pianta. In questo modo si favorisce il distacco della fibra: il lino viene raccolto e depositato in un luogo coperto per qualche mese. La successiva stigliatura è un’operazione meccanica che consente il distacco delle rimanenti parti legnose dalla fibra. La parte nobile viene raccolta in agglomerati chiamati mannelle.

La materia prima viene controllata e classificata attraverso campionature rappresentative dei differenti lotti sia dal fornitore che presso il filatore. Nella pettinatura le mannelle vengono dapprima lavorate su una macchina detta pettinatrice, in seguito pinzate e pettinate mediante il passaggio attraverso dei mantelli dotati di una serie di punte che ruotano. Con questa operazione si ha la parallelizzazione delle fibre e la loro selezione in modo adeguato per essere lavorate nel processo definito “lungo tiglio”. In uscita si ottiene un nastro continuo che passa poi alla fase di preparazione. Qui una serie di operazioni consentono il raffinamento della fibra e la sua pulizia.

la-coltivazione-e-la-filatura-1la-coltivazione-e-la-filatura-2

Durante questa fase si ha la miscela di filamenti provenienti da diversi lotti di materia prima, costituendo la cosiddetta mischia. In uscita si ottiene un nastro molto sottile e leggermente torto, denominato stoppino, che viene subito sottoposto al candeggio. Questo trattamento chimico rimuove i cementi naturali che uniscono le fibre elementari, eventualmente sbiancandole.

    Lo stoppino candeggiato viene caricato sui filatoi dove avviene un lavoro in due fasi distinte:
  • si stirano i pacchetti di fibre per facilitarne lo scorrimento gli uni sugli altri;
  • si torcono le fibre per aumentarne la consistenza dando origine al filo di lino.

Durante la successiva asciugatura il filato viene avvolto su dei tubetti, asciugato e portato poi ad un’umidità dell’8%. Con la roccatura si forma la confezione finale (rocca) unendo più spole. Il filato viene controllato con stribbie ottiche al fine di eliminare difetti quali fiamme e neps.

Continua