Il valore della qualità

I cicli di lavorazione

I cicli di lavorazione

Il ciclo si può scindere in due fasi: le operazioni di preparazione e le operazioni di trattura.

    Le operazioni preliminari possono essere così distinte:
  • spelaiatura: i bozzoli sono separati dalla “spelaia”;
  • cernita: separa i bozzoli difettosi, oltre a dividerli in diverse categorie che devono risultare le più possibili omogenee in funzione del colore, qualità, grana, al fine della successiva lavorazione. I bozzoli migliori costituiscono i “reali”;
  • crivellatura: serve a dividere i bozzoli secondo la loro grossezza, facendoli passare attraverso appositi crivelli regolabili, al fine della realizzazione dei vari titoli.

Analizzando la trattura, vi è una prima fase, detta “macero”, in cui i bozzoli vengono fatti passare in successive vasche con acqua riscaldata. Il macero serve a rammollire le prime vesti della corteccia serica del bozzolo affinché l’azione dello spazzolone per la ricerca del capofilo nella scopinatura non debba essere protratta troppo a lungo, con conseguente maggiore produzione di cascame e diminuzione della rendita. Dopo la macerazione i bozzoli vengono trasferiti in un recipiente dove sono pronti per l’estrazione del filo.

L’operazione di ricerca del capobava è detta scopinatura e si effettua per mezzo di uno spazzolone. Nella fase successiva vengono fissati su un aspo che, girando continuamente, forma delle matasse. E’ questa l’operazione di trattura vera e propria: il filo si attorciglia sfregando su se stesso su di un altro filo del capo vicino, così da spremere sino al 70% della massa d’acqua contenuta. Il filo diviene così più compatto e migliora la regolarità della sua sezione, raggiungendo una maggiore tensione finale.

Il filato, dopo essere stato annaspato in forma di matasse, viene sottoposto ad asciugamento, per semplice circolazione di aria a 35°. Lo stracannaggio è l’operazione successiva con lo scopo di togliere al filo tutto ciò che contrasta con la sua nettezza. Altra fase del ciclo di lavorazione è la binatura che consiste nell’accoppiare più fili uscenti da altrettanti rocchetti per formare un unico filo.

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Segue la torcitura che, oltre a dare maggior forza al filo, è utile per fare in modo che la seta non si aggrovigli in una successiva operazione detta sgommatura, la quale serve ad eliminare la sericina che unisce le due bavelle di seta.

Con la torsione si creano delle spire che tengono unite le due bavelle che costituiscono ogni singolo filo di seta. La torsione influenza la lucentezza dei fili che diminuisce con l’aumentare del numero di spire impartite, tanto da poter dare anche un effetto opaco. Questa possibilità di variare la lucentezza del filo serico con il numero di torsioni viene messa a profitto in tessitura per ottenere determinati effetti ottici nei tessuti.

La seta greggia giunge alla torcitura sotto forma di matassa. Attraverso le varie fasi di trattamento si ottengono filati diversi, destinati ad un impiego che spazia dai foulards alle camicie, dalle cravatte agli abiti da sposa. La prima fase di lavorazione consiste in un bagno di sostanze naturali che sono la ricetta segreta di ogni azienda, per rendere il filo più morbido e malleabile. Successivamente la matassa passa al reparto dell’incannatoio dove il filo viene avvolto su rocchetto e in seguito caricato al torcitoio.

Seguono poi brovatura e roccatura in cui il filato passa dal bicono alla rocca. La fase successiva di confezioni viene svolta da macchinari di nuova tecnologia che, attraverso la funzione di stribbiatura, depurano il filato da eventuali imperfezioni. La metratura, l’oliatura antistatica e la zettatura di precisione facilitano e preparano il filato alle operazioni successive di tintura e tessitura.